Scritto il 21/02/2013
Pausa pranzo con sguardo, non tanto distratto, alla tv che manda un documentario su Farrokh Bulsara. Premesso che la musica andrebbe ascoltata e non giudicata, tutte le volte che si parla di carisma, presenza scenica, eleganza e fascino per i vincitori dei vari Sanremo, XFactor, Amici e compagnia bella, bisognerebbe parametrizzarsi con questo tizio di Zanzibar il cui credo era “se devi fare una cosa, falla con stile”. E già questo lo solleva tre metri sopra il cielo.
Gay, il cui più grande amore fu una donna. Gay a volte checca, a volte il contrario. Gay che non ha avuto mai bisogno di una protesta a suon di cartoncini bristol in stile Love Actually. Quello che voleva lo otteneva da solo. Con o senza leggi, da rivoluzionario vero. Farrokh Bulsara è uno dei pochissimi esseri umani impossibili da clonare. E penso lo sarà per i prossimi quattro milioni di anni. Chi era Farrokh Bulsara? Uno che ad un certo punto decise di chiamarsi Freddy Mercury.
L’unica cosa che suonava male era il suo vero nome.
© Marco Gubbini 2013