Scritto il 31/10/2014
Lo dico: il libro di Stefano Bollani "Parliamo di Musica" è un po' barboso. Aggettivo forse esagerato: diciamo che non mi è dispiaciuto, ma la quarta di copertina, il primo sguardo che scambi con un libro, stavolta è stata alquanto gabbante.
Me l'ero immaginato più teorico-poetico, meno tecnico. Invece è il contrario. Quasi dedicato solo agli addetti ai lavori, anzi forse lo è proprio. Però c'è un capitolo molto bello che consiglio a tutti, perché parla dell'empatia in ambito musicale. "Sul palco si cerca di dare e prendere il meglio da chi lo divide con noi. Ci lampeggiano davanti le passioni comuni- scrive Bollani - le direzioni verso cui possiamo andare insieme. Per intuito, fiutando l'aria, annusando gli altri".
E' il motivo per cui ho sempre preferito i dischi dal vivo da quelli in studio, dove può capitare che un musicista registri oggi e gli altri tra un mese, magari senza incontrarsi mai. La musica dal vivo, a qualsiasi livello, possiede qualcosa di magico. Magico, perché quello che senti non è solo musica, ma anche il frutto del rapporto tra persone collegate tra loro dal filo sottile dell'arte. Magico, perché dove suoni insieme è uno dei rari bei posti della vita dove non può assolutamente esistere l'IO, ma solo il NOI. Se un "noi" diventa un "io", si spezza semplicemente tutto. E lo senti, e si sente, e lo sentono. Vinìcius de Moraes ha detto che "la vita è l'arte dell'incontro".
Ecco, pensate a quello che può succedere quando gli incontri più belli avvengono circondati dall'arte.
© Marco Gubbini 2014