Scritto il 08/05/2018
Tonio Attino è un giornalista tarantino autore di “Generazione Ilva”, la storia della più grande industrializzazione siderurgica d’Italia. Proprio questo è stato il particolare che l’ha portato, invitato a parlare di Ilva, in quello che è stato l’altro immenso polo siderurgico europeo: Esch sur Alzette, in Lussemburgo. Tonio torna dal viaggio non solo arricchito di amicizie nuove, ma anche di storie di emigrazione che rassomigliano alle favole. E le favole vanno raccontate.
Dopo un po’ riprende l’aereo, torna ad Esch, anche dopo aver letto gli articoli del nostro viaggio in Lussemburgo, e decide di scrivere un libro sull’emigrazione e sulla Jeunesse, la squadra dei minatori che ha reso grande il sud del Granducato. Attenzione però. “Il Pallone e la Miniera – storie di calcio e di emigranti” non è un libro sul calcio e neanche una delle tante pubblicazioni sull’emigrazione. È un libro che fonde le due cose e ce le fa vivere come un romanzo struggente, commovente, bello e nostalgico. Perché a Esch “il calcio era il prolungamento della fabbrica e la fabbrica il prolungamento della miniera”.
C’è anche tanta Gualdo nel libro di Tonio Attino. Ci sono Nazzareno e Nello Saltutti, Giampiero Barboni e René Pascucci “il capitano dolce, gentile e prodigo di consigli per tutti i giovani”. Lo stesso René che con Made in Gualdo incontrammo nel 2013. C'è anche la storia di Michel Platini, nato in Francia a pochi chilometri da Esch, della macchina per scrivere partigiana di Gigi Peruzzi, che viaggia clandestinamente per redigere bollettini di propaganda antifascista. C'è la storia di Remo Ceccarelli il cui desiderio è quello di tornare in Italia, pur sapendo che poi sarà eroso dalla stessa nostalgia che ancora adesso sta erodendo Nazzareno Saltutti a Gualdo Tadino. C'è la tragedia dell’Heysel vista da Giampiero Barboni, già capitano della Jeunesse, che si trovò a rispondere alle telefonate dei gualdesi che chiamavano il suo bar Conti per sapere se loro, che stavano a due ore da Bruxelles, avevano più notizie della Rai sulla tragedia che stava avvenendo. C'è il romanticismo della Moto Guzzi Airone 250 rossa del papà di Ceccarelli.
Il libro ha un indirizzo preciso: Rue de la Hoehl, la Ulla come la chiamano ancora oggi i gualdesi, da dove venivano praticamente tutti i giocatori bianconeri.
«Se avessero chiuso stabilmente il passaggio a livello, la Jeunesse avrebbe giocato comunque, perché i giocatori erano tutti qui, nella Hoehl» – diceva René Pascucci, il gualdese capitan gentile che fu uno dei condottieri dei bianconeri al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid.
Il Pallone e la Miniera è il racconto della Esch passata, ma anche di quella presente con un occhio al futuro. Il sindaco Vera Spautz, che ha sposato un gualdese, spera di ridare un’identità a questa zona ormai non più industrializzata e confida nel nuovo progetto universitario e nel futuro Ospedale del Sud. E sapete che esempio si prende? Semplice: la Jeunesse e l’operazione tentata dal gualdese Barboni per ricostruire “un club operaio senza gli operai, senza dimenticare il passato”. Se la cosa riuscirà – siamo convinti di sì – si farà con la forza delle centoundici nazionalità presenti oggi a Esch (più di quelle rappresentate all’Onu!), perché “l’integrazione di fine ‘800 e della prima metà del ‘900, difficile, complessa, problematica, ora è normalità”.
Insomma un libro da avere e da leggere tutto di un fiato. Per la bravura dell’autore, perché c’è tanta Gualdo dentro, ma anche perché è sacrosanto quello che ci ricorda Tonio Attino: “le miniere resteranno nel corredo genetico di tutti”. Figuriamoci in quello di noi gualdesi. Qui il link del libro su Amazon.
© Marco Gubbini 2018