Scritto il 26/07/2014
Suonare non è solo il momento del palco. Suonare è anche il dopo. Suonare produce adrenalina in qualsiasi situazione tu debba farlo, davanti a 20, come davanti a 1000 persone.
Per chi fa musica e la fa con passione è così. Allora le ore successive ad una serata sono le più belle, perchè quel relax è diverso da qualsiasi altro relax. Hai l'adrenalina in circolo, hai ancora le note in testa, hai la consapevolezza che il legame del gruppo con cui dividi queste note è forte, quando sei sul palco. Ma soprattutto a volte hai l'immensa fortuna di pensare e rilassarti al pensiero dell'emozione che ha procurato "entrare" in un pezzo.
Non succede sempre. Spesso si è attenti alla tecnica, al finale, al ritornello. A volte invece, come ieri sera, vieni rapito da un brano, ci entri dentro. Le mani vanno da sole e non produci note... sei tutt'uno con quelle note. E sono questi i momenti più belli, perchè è esattamente in questo istante che riesci ad entrare nei 'luoghi 'più belli delle persone che hai davanti.
Posti difficili da raggiungere: i recettori delle emozioni. Allora è bello riposarsi il giorno dopo essere entrato in questi siti magici, anche fossero solo due, solo uno. È una fortuna concessa a pochi. A chi scrive, a chi dipinge, a chi recita. A chi suona.
È su questa fortuna che si basa la mia giornata di oggi. Non mi importa del sole, della pioggia, del conto in banca, della bellezza esteriore. Mi importa del respiro. Sì. Mi importa della fortuna di essere capace non solo di inspirare, ma anche di espirare musica ed emozioni.
© Marco Gubbini 2014