Scritto il 05/01/2015
Per me Pino è una corsa in motorino in due e senza casco, non era obbligatorio, nel millenovecentottant...non mi ricordo. C'era un suo concerto a Nocera Umbra e affrontammo la Flaminia col cinquantino di notte pur di esserci. Portata del fanale: dal manubrio a due metri scarsi. Una delle tante cazzate a 'rischio vita' per la musica.
Poi, la mattina dopo il concerto, Gigi Di Rienzo che passa a Gualdo Tadino, proprio davanti casa mia. Di Rienzo era il bassista di Pino Daniele in quel gruppo storico che aveva inciso non un semplice disco, ma la storia: "Nero a Metà". Lo riconobbi subito dentro l'auto con i finestrini aperti, anche perché i ricordi della sera prima erano ancora nitidi.
Chi muore rimane sempre dentro di noi, ma quando muore un musicista ancora in attività, o un poeta, un pittore, un'artista, muore anche il suo dono. Da quel momento in poi verranno a mancare nuove note, nuovi versi, dipinti, emozioni. Stop. Finisce tutto. Chissà cos'altro ci avrebbero regalato De André, Dalla e Pino? È questa la tristezza che si aggiunge a quella per la perdita fisica. Pazienza, è la vita. La stessa vita che mi ha regalato le emozioni infinite di Napul'è, di Quando, di Alleria e di quella fantastica corsa con il motorino senza casco.
© Marco Gubbini 2015