Scritto il 25/10/2012
Da bambino guardavo la chitarra di mio padre appoggiata su un angolo della sua camera da letto. E sognavo. Sognavo di imbracciarla e suonarla su un palco vero. C’è stato il periodo in cui spegnevo le luci della stanza con lo stereo al massimo e la mia chitarra indosso. Occhi chiusi e le luci del mio palco immaginario che si accendevano. E via, a far finta di suonare davanti ad un pubblico vero.
Poi una sera però mi sono addormentato immaginandomi musicista e un giorno mi sono svegliato su un palco vero. Non ho mai studiato seriamente musica, non sono un vero musicista, ma la musica mi ha dato lo stesso tanto, forse senza che io lo meritassi. Palchi veri, luci vere, pubblico vero e l’emozione immensa di chiudere gli occhi mentre suoni, rapito dalle note. Ilsogno di quel bambino.
Da ragazzo leggevo tanto, sognando un giorno che qualcuno potesse emozionarsi con qualcosa scritto da me. Il profumo della biblioteca è stato il primo che mi ha fatto girar la testa. Più di uno Chanel n. 5. Poi una sera però mi sono addormentato immaginandomi scrittore e un giorno mi sono svegliato con il mio nome in calce su tanti articoli e racconti. Sono diventato un giornalista vero e lo scrivere mi ha dato tanto. Ho conosciuto tante belle persone e il piacere, che proviene dal sapere che a volte hai regalato belle emozioni, è ineguagliabile. Il sogno di quel ragazzo.
Esistono tonnellate di frasi ed aforismi sui sogni. Probabilmente è l’argomento tra i più gettonati nelle frasi che riempiono le bacheche della comunità immensa dei social. Io ho sempre preferito scrivere in questi spazi ‘virtuali-ma-mica-tanto’ qualcosa di mio. Penso però che quello che ha detto un personaggio a me non tanto simpatico, Aldo Busi, sia molto vero: l’unica maniera per dare al sogno una possibilità di realizzarsi è smettere di sognarlo.
Realizzare un sogno significa viverlo facendo pratica con modestia. Forse non diventeremo mai musicisti di fama mondiale, mai scrittori di best sellers. O forse sì. Però alla fine dei conti, potremo dire di averli incontrato i nostri sogni. Quotidianamente. Di averli conosciuti di persona, di aver coltivato il nostro talento con passione, facendolo fruttare al massimo. Se poi il massimo non è il massimo, pazienza. Sarà comunque una bellissima vita.
Io, in questa splendida età matura, ne ho ancora qualcuno da realizzare. Continuerò a fare come ho sempre fatto, cioè cercare di trasformare i “se” in affermazioni. In fondo, penso che il segreto sia proprio questo.
© Marco Gubbini 2012